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( martedì, 26 febbraio 2008; 18:03 )
Assaggiava ogni sfumatura con cui l'atmosfera ubriacava il cielo e la terra dall'alba fino al tramonto.Le più impercettibili variazioni di tonalità e le ombre gettarsi filo su filo tra l'erba.Lo spazio non era vuoto,di ciò era convinto,una certezza sensibile che alcuna matematica avrebbe mai potuto incrinare.E come avrebbe mai potuto lui sentirsi solo in mezzo a quell'involucro d'etere perfettamente aderente ad ogni sua forma?Nemmeno costretto da tanta estensione che comunque mai sarebbe giunto ad esplorare.Simbiotiche congruenze.Un sottile equlibrio del quale i suoi gesti si prendevano gioco,picoli vezzi ancora infantili nella solida età della rinuncia.Turbarli avrebbe significato rinunciare al suo ritaglio di tempo incastrato tra un prima ed un poi.Si incantava con estatica riconoscenza davanti ai sentimenti senza nome,quelli che ancora non conoscevano il sapore e la cosistenza dei beni di consumo,quelli ancora non stropicciati dalle mani furiose del mercato e delle sue dipendenze;fermandosi presso di essi imparava il desiderio e la sua soddisfazione.L'affanno correva alle sue spalle con il respiro mozzato,senza però mai raggiungerlo,eppure lui altro non faceva che camminare il necessario e il necessario sostare.Voltandosi indietro vedeva la misera esistenza del fiato corto,gli lanciava uno sguardo,quello di chi non si compiace ne si dispiace,ma semplicemente capisce,e superava un altro tratto di strada.Un piedi e poi l'altro.
SuicideVocation; commenti (1) ![]() ( giovedì, 21 febbraio 2008; 21:43 )
Non arrenderti alle lacrime.Non lo fare perchè saresti ancora più ridicola di quanto tu non sia già adesso.Ti guardavo e vedevo lo sforzo impercettibile eppure penoso per non scivolare nell'auto-commiserazion e la pateticità di quello ne valeva mille di auto-commiserazioni.Lo sai vero che non è tollerabile il tuo modo di importi?Non sei unica.Non sei sola.Puoi anche andartene senza turbare più di tanto gli equilibri che già prima di te risultavano armonici.Forse di più.Mi fai incazzare.Non sai quanto.Sono io in questo caso che decido se stai dentro o fuori.Lo spazio è piccolo,forse troppo.Anche i sospiri si avvertono e ogni pelle traspira l'ansia sopsesa tra le tue labbra.Se ti alzi e cedi non puoi rimanere.Se sbatti le porte e tiri pugni contro i muri non puoi.Non puoi proprio perchè non è così che posso tutelare i corpi che racchiudono altre anime in questi pochi metri.Lei piangeva.Lei sotto la voce aveva lacrime da versare e tu altro non hai fatto se non artigliarle gli occhi e straparglieli via.Come se questo potesse bastare.Come se il tuo rumore potesse essere più forte,potesse coprire il silenzio di certe emozioni.Il processo creativo non può restare in sospeso,non puoi rubare il tempo.Non è il tuo,è il loro.Non sai aspettare.E se mi dici che stai male,perchè continui a incampare in questi luoghi?Perchè non cerchi altrove.Non puoi.Non puoi.Io non posso permetterlo.Non voglio che tu uccida e non lo farai.Se ti senti a disagio trova i tuoi perchè e fruga tra le risposte probabili,ma qui non c'entra il sentimento,non il tuo,qui non sono io a doverti capire,sei tu a dover comprendere.Non tutti sanno e non tutti vogliono sapere.Sai?La mente a volte segue i moti del corpo.Non fare così.O la smetti,o costruisci o te ne vai.Non posso tenerti qui.
La prima volta che mi costrinsero a scegliere. SuicideVocation; commenti ![]() ( lunedì, 18 febbraio 2008; 23:07 )
patologicamente incazzata. patologissimamente prevedibile cazzo. SuicideVocation; commenti (1) ![]() ( venerdì, 15 febbraio 2008; 20:17 )
SuicideVocation; commenti ![]() ( martedì, 12 febbraio 2008; 23:37 )
identità negata.identità usurpata.identità che si spreca.identità senza tregua. SuicideVocation; commenti ![]() ( lunedì, 11 febbraio 2008; 22:43 )
non so più cosa aspettare. che questa sia la fine? SuicideVocation; commenti ![]() ( venerdì, 08 febbraio 2008; 17:36 )
aria,pioggia,vento,sole,notte,fuoco,silenzio,inverno,ricordo,attesa,stanza, Così. Il desiderio più forte. SuicideVocation; commenti (1) ![]() ( giovedì, 07 febbraio 2008; 15:13 )
Lei e la sua scarsa attitudine.Distratta nel cogliere i segnali,adagiata sulla parabola dal culmine al fallimento con sempre nuove vette a incresparne la traiettoria.Con le mani sopra le orecchie e gli occhi rivolti sempre qualche metro più su del guardare,oppure tonnellate di terra e pietre più giù del camminare.Tutti in fila sulla tavolozza dell'esistenza se ne stavano i colori con cui l'avevano dipinta,ognuno per se,senza turbolenze che giungevano a turbarne la didascalica connotazione.Così lei era:una parte decisa perchè vivacemente impigliata tra le mani di altri,una parte appena accennata dalla vastità spaziale della linea che perde il proprio tradizionale impiego strutturale.Senza ossa se non esoscheletro esterno.Sorrideva spesso,ma non abbastanza:per lo più per vaghi segnali si intuiva un guizzo di gioia implodere sul suo volto,non era come imporsi un contegno,semplicemente era chiaro e sufficiente.Guardava attraverso le cose,le superava e le rovesciava toccandole più in profondità eppure più lieve,le catalogava in processi intermittenti della memoria e se aveva fortuna di caricare le situazioni sul binario giusto queste giungevano a destinazione acquistando centimetro dopo centimetro nuova sostanzialità fino a incastrarsi nella disposizione geometrica del caos mutando per cause gli effetti nella concatenazione,più ellittica che circolare,degli eventi.Una specie di eclettismo nell'adattare le risorse alla spazialità disponibile,sfruttando il limite nel suo superamento.Tanto veloce e ansioso era il pensiero che spesso nell'esprimersi lasciava intuibili,a chi era capace di coglierle,sillabe e persino intere parole nella duttilità dirompente della grammatica della creazione.Nessun espediente era permesso.Nella combinazione dell'apparente casualità ordinava il discorso logico,mascherato l'aspetto in barocchi artifici per puro diletto,istruiva le schiere impenetrabili della ragione,naturale e applicata per inevetabilissima predisposizione alla semplice linearità dell'intreccio.Vagava più spesso possibile con i sensi al di fuori della gamma di sensazioni sensibilmente sensate,quando lo sguardo per caso indugiava sulla biforcazione sistematica dell'indecisione,quando la ramificazione delle possibilità indeboliva il liquido scorrere del pensiero in cascate dal flusso impetuoso incrinando la presunta imperturbabilità delle conclusioni talvolta affrettate talvolta lungamente ponderate.L'errore nella previsione includeva la previsione dell'errore ed era sempre con immenso stupore che scopriva che la fluidità del metodo raccoglieva l'effettiva rispondenza nella conferma.Capace di infiammarsi,nell'accoglienza concreta e non solo simbolica dell'eternità della meta,per la parzialità del risultato. SuicideVocation; commenti (1) ![]() ( sabato, 02 febbraio 2008; 20:27 )
Un giorno mi supplicò di non constringerla a guardarmi mentre mi distruggevo,di non farlo mai davanti a lei,che non l'avrebbe sopportato,che il suo ventre non avrebbe più potuto contenere tutte insieme le doglie di questo dolorosissimo travaglio,lungo non solo di ore ma percorso da fasci di muscoli e nervi.Mi guardò con l'intensità di un bisogno e io vagavo per la stanza senza il coraggio di attraversarle l'anima,mi fissai fino a specchiarmi negli occhi,ma mai vidi davvero,mai volli.Fuori dalla finestra l'aria fumava tra le ceneri dei suoi sospiri.Lunghi silenzi in cui le fila di queste trame abbandonarono il virtuosismo dei burattinai di piazza,quelli che guidano e raccolgono eccitate e giubilanti grida nelle loro bisacce.Lei sapeva esitare nel cogliere i frutti della mia giovinezza,sapeva sfiorarli,appena indicarli e poi lasciare me sola,piena fino a scoppiare di rabbia e dispetto,così vuota in questa pienezza prospettata ma che mai sarei stata capace di costudire.Mi mise a nudo e si mise di fronte a me,la stessa me che io credo perchè lei non pretese di credere,e mi chiese di spogliarla a mia volta,di riconoscerla come mai l'avevo capita,come mai nessun altro aveva osato pregarmi si distese al mio fianco e cesso di difendersi,di essere altro se non donna della sua più umana e disarmante presenza,pienezza di ciò che a me fu sconosicuto,pienezza di ciò che mai ebbi voluto sapere.Mi stupì il suo volto impresso tra le mie lacrime,il suo dare senza chiedere,dire senza obbligare risposte,il suo passo mancato verso il mio corpo,il suo esitare l'abbraccio,il suo aspettare che fossero mie le mani a cercarla.Davanti all'umano il male si spegne,si congela nelle vene e si scioglie,pulsa di nuovo il calore di sangue.Non seppi se muovermi o restare in eterno sdraiata sul tavolo con il petto trascinato verso il soffitto.Mi credette,mi disse di credermi quando dicevo di morire ad ogni istante e che mi avrebbe creduto ancora e ancora se le avessi detto di non poter fare altrimenti,ma il suo credere non era una resa,non come il mio,era desiderio di privare di radici le antiche menzogne ormai logore degli anni rincorsi,era volontà pura e semplice,volontà di vita quale mai tanto più grande avevo avuto davanti,quale mai tanto il sole di ombre avrebbe potuto brillare.Quella stanza inebriava di sussuri e parole confuse,le mie,e anche ciò che tagliava aveva il tempo di ricucire e anche ciò che bruciava aveva spazio per risanare,là fuori nessuno avrebbe saputo e non più energia avrebbe sopportato.Mi disse di essere dentro,lei,mi disse della sua capacità di far male,di farlo forte oltre il bene,pensai che sarebbe stato molto più semplice rispondere alle mie accuse,al mio esserci e poi no,al mio giocare sulla sottile corda del sentimento altrui e rendermi assente al mio con indifferente trapasso,con inconsistente pietà.Non lo fece e fu motivo senza ragione d'esser spiegato.Non la incontrai forse allora e ancora capace non ne sarei stata,ma mi mossi,impercettibilmente volli con tutta me stessa esserle dentro,abbandonarmi senza controllo o programma al suo essere,non dimenticare,non allontare,non ignorare. Almeno una volta.Dall'altra parte le voci insistevano nella loro propagandistica ricetta per la vittoria,nella loro sfida e nel loro pavido rifugiarsi nel più compresso esistere,apparire al di fuori per assassinare qua dentro.Non ascoltai o lo feci ma con nelle orecchie la sinfonia di parole perfettamente intrecciate in forma e sostanza,potenti di suoni e di pause.Vidi il suo male specchiarsi nel mio e forse per narcisismo volli riconoscermi,poi vidi il suo bene e in quel frangente compresi la bellezza imponenete e maestosa del nostro differire.Lì la avvicinai e mi trovai in lei senza rassomigliarle,con parole diverse e diversi percorsi nelle sue parole e lungo i suoi passi. SuicideVocation; commenti (1) ![]() ( domenica, 27 gennaio 2008; 21:38 )
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Hall of mirrors
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« Il mio viaggio è su cocci taglienti e ferite di vetro »
Credo nelle notti passante in bianco a dipigere la vita di colori un pò più intensi di quelli che già esistono.
Credo che anche se il dolore a volte acceca qualcosa esista comunque al dì la del buio e delle ombre che circondano.
Credo nella gioia che esplode all'improvviso senza alcun motivo.
Credo nella solitudine e nel silenzio quando la luce si spegne e a rimanere altro non è che un corpo a scavare la stanza.
Credo di non essere sufficiente.Credo che nessuno sia sufficiente,ma senza dubbio qualcuno è necessario.
Credo che non tutto sia possibile,ma credo che comunque ci proverò.
Credo che davvero a volte tutto sembra perdere senso e allora il sangue deve esistere,più di tutto.Credo nell'attimo prima e in quello dopo perchè il presente è divorato da ogni tempo.Credo nell'osservare lo sguardo di chi passa e nell'immaginarne la vita.
Credo agli occhi e meno alle parole.
Credo in un foglio bianco e in una penna tra le dita.A volte ci credo un pò meno.
Credo nelle assi di un palcoscenico sotto ai piedi nudi,credo nella densità e nella tensione prima di lasciare l'anima a danzare col corpo.Credo di essere anche se troppo spesso lo dimentico.
Trasparenze
"Corpo, ludibrio grigio
con le tue scarlatte voglie,
fino a quando mi imprigionerai?
anima circonflessa,
circonfusa e incapace,
anima circoncisa,
che fai distesa nel corpo?"Alda Merini
"Fate che il giorno in cui sono nata muoia Fate che l'oscurità della notte lo spaventi Fate che le stelle della sua alba siano buie Che non possa vedere le ciglia del mattino Perchè non sbattè la porta del grembo di mia madre"Sarah Kane"Colore inonda la macchia, porpora cupo.
Tutto slavato è il resto del corpo,
ha colore di perla.
In un anfratto di rupe
risucchia il mare ossesivamente,
un solo vuoto è perno di tutto il mare.
Non più grande che una mosca
il marchio funesto
striscia giù per il muro.
Il cuore si chiude,
il mare cala,
gli occhi sono schermati."Sylvia Plath
![]() Passi e silenzi,passi e silenzi,passi e silenzi
Smetto e ricomincio,ricomincio e smetto,smetto e ricomincio.Mi sposto e sto ferma,sto ferma e mi sposto,mi sposto e sto ferma.Appaio,scompaio,appaio,scompaio,scompaio appaio. No non devo raggiungere nessun luogo,no non devo andare a lavoro,no non devo rientrare a casa per cena,no,non devo rientrare a casa,non devo rientrare,non devo,non...devo andare da nessuna parte,resto qui,per ora,resto qui,fin quando cala la notte,all'imbrunire,quando la città si spegne,le case si accendono,smetto,sto ferma,scompaio...domani,ricomincio,mi sposto e compaio,in questo tempo,in un altro luogo. Sola in un mezzo vuoto a piedi nudi faccio il bucato sui sassi del fiume,no,non ho freddo,le mie radici bruciano di deserto.
credits
template creato da Irene
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